Russia vs. Turchia, prove di terza guerra mondiale?

Sale la tensione dopo l’abbattimento da parte degli F16 di Ankara, nei cieli turchi, di un jet russo Sukhoi Su-24 che avrebbe sconfinato nonostante i ripetuti avvertimenti. Secondo il ministro degli esteri Sergey Lavrov si tratterebbe di una “provocazione premeditata” da parte della Turchia. Parla invece di “azione criminale delle autorità turche” il premier Dmitry Medvedev che accusa Erdoğan di sostenere l’Is e di voler creare una no-fly zone.

Una vera e propria grana per la Nato e per l’Europa: il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha auspicato una politica estera e di difesa comune per tutti i paesi europei perchè la minaccia di Putin non è tanto velata e rende la situazione estremamente delicata. “Non possiamo escludere qualche altro incidente, e se succederà dovremo reagire in un modo o nell’altro” ha dichiarato il presidente russo che ha inoltre definito l’abbattimento del jet “una pugnalata alle spalle ad opera dei complici del terrorismo che avrà conseguenze tragiche”. Putin ha inoltre sconsigliato i viaggi in Turchia perchè non si possono escludere incidenti e situazioni di pericolo. Insomma, i rapporti di buon vicinato appaiono compromessi e allo stesso modo quelli con la Nato: già al G20 il presidente russo aveva accusato la Turchia e altri 40 paesi di finanziare lo Stato Islamico.

Sul fronte dei sostenitori della Tuchia vi è Barack Obama che ha espresso solidarietà a Recep Erdoğan sostenendo che ha reagito lecitamente per difendersi: si acuisce in questo modo la guerra fredda tra il presidente americano e quello della federazione russa. L’intenzione di tutti è di non provocare il gigante che dorme, ma sono note le posizioni dell’una e dell’altra parte: gli USA sono contrari a Assad, la Russia invece no e sembra spostare in maniera pericolosa l’obiettivo dei suoi interventi spingendosi, secondo Ankara, a lanciare bombe a grappolo su aree libere dai terroristi causando enormi perdite tra i civili. Nel mezzo c’è la Francia che sfoga la propria rabbia con l’utilizzo massivo delle bombe, apparentemente incurante delle alleanze e di chi e perchè l’appoggia. Desta preoccupazione, inoltre, la presenza di un incrociatore russo nelle acque di Latakia, di fronte alle coste turche, “pronto a colpire qualsiasi bersaglio ostile”, e lo spostamento dei sistema di difesa missilistici S-300. Il Cremlino conta 2mila unità di fanteria in Siria che secondo fonti kuwaitiane si sarebbero già mosse in offensive di terra al fianco delle truppe di Bashar al-Assad.

Mistero, intanto, sulle sorti dei due piloti del jet: secondo alcune fonti, uno sarebbe stato stato ucciso dai ribelli, l’altro sarebbe al sicuro in una base russa in Siria. I ribelli sostengono di aver ucciso entrambi, ma Mosca conferma la morte di uno solo dei piloti. Le forze anti-Assad hanno comunque colpito uno degli elicotteri russi inviati al recupero uccidendo un soldato a bordo.

Scioglie il silenzio la Merkel, che si dice pronta a sostenere la Francia e a inviare 650 soldati tedeschi in Mali per consentire a Parigi di concentrarsi sugli obiettivi sensibili in Siria. Si dice pronto a partecipare ai raid il premier britannico David Cameron che ha messo a disposizione dei francesi una base aerea a Cipro: per le operazioni militari serve l’ok del Parlamento. Nell’agenda di Hollande c’è anche un incontro con Matteo Renzi.

di Francesco Servino