La Corte di Giustizia blocca i fondi Ue per i rifiuti

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea conferma le decisioni con cui la Commissione ha rifiutato di pagare all’Italia i contributi finanziari per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti in Campania perchè lo Stato non ha adottato tutte le misure necessarie allo smaltimento dei rifiuti in detta regione.

La sentenza della Corte di Giustizia riguarda l’appello presentato dall’Italia contro la decisione del Tribunale Ue che, in data 19 Aprile 2013, aveva già dato ragione alla Commissione.

Secondo la ricostruzione della Corte di Lussemburgo, gli interventi per la realizzazione del piano rifiuti del 2000 avevano dato luogo a esborsi pari a 93 milioni di euro, di cui il 50% cofinanziato con i fondi strutturali Fesr.

Nel 2007 la Commissione ha avviato un procedimento d’infrazione nei confronti dell’Italia addebitandole di non aver garantito, in Campania, uno smaltimento dei rifiuti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente e per non aver creato una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento.

Nel 2008 la Commissione ha informato le autorità italiane delle conseguenze del procedimento d’infrazione in corso sul finanziamento del “PO Campania”: essa si proponeva di rifiutare il rimborso delle spese relative al sistema regionale dei rifiuti, il quale costituiva parimenti oggetto del procedimento d’infrazione; le domande di pagamento delle spese realtive al PO, presentate successivamente alla violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva relativa ai rifiuti, sarebbero quindi state respinte (il regolamento 1260/99 sui fondi strutturali dispone che i pagamenti FESR siano subordinati all’assenza di decisione della Commissione di avviare un procedimento d’infrazione).

Nel 2010 il procedimento d’infrazione ha dato luogo a una sentenza della Corte di Giustizia con cui si dichiara che l’Italia ha violato la direttiva 2006/12 sui rifiuti: la Corte rileva in tale sentenza che l’inadempimento dell’Italia mette in pericolo la salute dell’uomo e reca pregiudizio all’ambiente.

Successivamente l’esecutivo di Bruxelles ha chiesto alla Corte di condannare l’Italia al pagamento di una mega multa di oltre 256mila euro al giorno più una somma forfettaria di 28mila euro moltiplicato per i giorni di persistenza dell’infrazione per non aver dato esecuzione alla sentenza dl 2010.

La Commissione ha dunque ritenuto che il procedimento d’infrazione rimettesse in discussione l’intero sistema di gestione dei rifiuti in Campania e che non vi fossero garanzie sufficienti quanto alla corretta realizzazione delle operazioni cofinanziate dal Fesr. Essa ha quindi chiesto alle autorità italiane di dedurre tutte le spese sostenute afferenti alla misura di cui trattasi, a meno che lo Stato italiano non ponesse rimedio alla situazione. L’importo afferente alle spese effettuate nell’ambito di detta misura e relative al sitema regionale di gesione e smaltimento di rifiuti, 18 milioni di euro, è stato dichiarato inammissibile.

La Corte respinge quindi tutti gli argomenti dell’Italia ed il ricorso nel suo complesso. Il rifiuto della Commissione di pagare all’Italia i contributi finanziari per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti in Campania è dunque confermato.