“CARA Terra”, le api per combattere l’inquinamento

“L’ape al servizio della società”, ovvero il ruolo dell’apicoltura nel contesto della società moderna: è questo il tema che ha caratterizzato la tavola rotonda “C.A.R.A. Terra” (acronimo di “Caserta Apicoltura Rilevamenti Ambientali”) al polo fieristico di Pastorano (Caserta) nella giornata del 25 Aprile.

Il progetto “CARA Terra” consiste nell’installazione di quattro “centraline apistiche” – già attive in quattro comuni del casertano, ovvero Caianello, Galluccio, Marzano Appio e Vairano Patenora – per la monitorizzazione del territorio ed è curato dal professore Gennaro Di Prisco, docente all’Università Federico II di Napoli (Dipartimento di Agricoltura). “L’obiettivo del progetto” – ha spiegato il professor Di Prisco – “è eseguire un’indagine conoscitiva dell’inquinamento. Le aree di monitoraggio a nord del casertano pongono sotto la lente metalli pesanti, attività industriali, polveri“. Un inquinamento che si trova in aria, acqua e suolo.

“10 milioni di microprelievi giornalieri su acqua, aria e vegetazione, alla ricerca di cadmio, piombo e idrocarburi policiclici aromatici”: in questo consiste effettivamente l’indagine che si svolgerà da Maggio a Settembre (e i cui risultati verranno pubblicati a Novembre prossimo).

L’iniziativa è del Consorzio Nazionale Produttori Apistici che ha diverse unità produttive in provincia di Caserta e di Napoli: il CoNaProA, in questo modo, intende dimostrare che il fenomeno dell’inquinamento “è confinato in aree ben definite e non riguarda e non può riguardare l’intera produzione agroalimentare casertana e la tradizione agroalimentare della provincia di Caserta”.
Le api possono essere valide alleate nella lotta all’inquinamento. Dello stesso avviso è anche il professor Emilio Caprio, docente di Apicoltura alla facoltà di Agraria dell’Università Federico II di Napoli: “L’apicoltura negli anni è stata considerata come attività di interesse nazionale, utile per la conservazione dell’ambiente naturale“.

Emilio Caprio e Gennaro Di Prisco sono freschi vincitori del prestigioso Premio Cozzarelli, attribuito dalla National Academy of Sciences degli Stati Uniti ai migliori sei lavori scientifici pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.

Anche Antonio De Cristofaro, docente di Apicoltura dell’Università del Molise, a cui si deve attribuire la paternità del progetto, ha partecipato alla tavola rotonda: “L’ape attualmente è il miglior bioindicatore ambientale soprattutto in relazione al rapporto costo/benefici. L’alveare è un collettore e un bioaccumulatore. De Cristofaro ha inoltre aggiunto: “Fino ad ora le istituzioni si sono mostrate sensibili alla volontà congiunta del mondo scientifico e di un gruppo di giovani apicoltori: questo fa presagire grandi cose“.

Api utili nella lotta all’inquinamento e a creare nuovi posti di lavoro, con livelli di investimento sostenibili, favorendo la nascita di aziende che contribuiscono alla biodiversità ed al mantenimento degli equilibri ambientali. E’ quanto dichiarato anche dal direttore del CoNaProA Angelo Lombardi, che ha aggiunto: “Quando si parla di sviluppare l’impresa sostenibile e socialmente responsabile sembra che si stia descrivendo l’azienda apistica, modello ideale dell’impresa agricola del futuro“.

di Francesco Servino