Captain America: The Winter Soldier

Personalmente non sono mai stato un grande fan di Cap: tra tutti gli eroi Marvel l’ho sempre trovato a tratti troppo patriotticamente retorico, sebbene sia – a mio parere – il più umano di tutto il pantheon Marvel.

Quindi ho visto il film in una prospettiva più obiettiva, sicuramente senza lo sguardo e le aspettative spesso fanatiche e integraliste dell’appassionato dei fumetti che s’infuria se i registi e gli sceneggiatori del film spostano una virgola rispetto alle vicende su carta.

La storia di “Capitan America: The Winter Soldier” si sintetizza abbastanza facilmente: si riprende con uno Steve Rogers (un Chris Evans finalmente all’altezza del ruolo, sebbene ancora non sufficientemente espressivo) che – dopo lo “scongelamento” – cerca di reinserirsi e trovare una propria dimensione nel mondo circostante, continuando a lavorare nello S.H.I.E.L.D. di Nick Fury, affiancato da una bella e letale Vedova Nera (una Scarlett Johansson le cui doti recitative sono ancora “offuscate” dalla sua avvenenza disarmante).

In seguito ad un’operazione per liberare degli ostaggi su una nave dello S.H.I.E.L.D. dirottata e sequestrata da alcuni terroristi, sorgono dei dissidi tra Cap, Nick Fury e la Vedova Nera riguardo al ruolo dello S.H.I.E.L.D. (e della sua influenza sul Consiglio Mondiale) nella gestione della difesa della sicurezza globale cui sovraintende con particolare attenzione il Segretario del Consiglio Alexander Pierce, interpretato magistralmente da Robert Redford.

Nick Fury subisce un attentato rifugiandosi poi a casa di Rogers; gravemente ferito, viene sottoposto a un delicato intervento, ma muore. Pierce chiede spiegazioni a Cap essendo lui l’ultimo ad aver visto vivo Fury, ma Rogers rifiuta ogni addebito. Pierce – poco convinto – lo ritiene responsabile della morte di Fury, lo dichiara fuorilegge e sguinzaglia tutto lo S.H.I.E.L.D. per catturarlo.

Indagando per scoprire i responsabili dell’attentato a Fury, Cap, la Vedova Nera e Sam Wilson/Falcon (un amico ex commilitone del Cap) s’imbatteranno in un nuovo temibile nemico (il “Winter Soldier” del titolo) e smaschereranno una vasta congiura dell’Hydra nazista che negli ultimi decenni si è servita dello S.H.I.E.L.D. per i suoi bellicosi scopi.

Il finale pirotecnico è quasi scontato.

Il secondo episodio del Cap s’inserisce e pieno titolo nel cosiddetto “Cinematic Marvel Universe” (che oramai si può ritenere l’unico degno erede del progetto/ispirazione iniziale della coppia Lee/Kirby): la supervisione di Whedon sta riuscendo a tessere un grande arazzo in cui tutti i film finora usciti (Iron Man, Thor ed il Cap) costituiscono un insieme ben coeso tramite i richiami reciproci contenuti in ogni film.

Rispetto al primo episodio del Cap, qui finalmente si ha un personaggio cinematografico all’altezza di quello dei fumetti, complice anche una storia ben strutturata che fonde il ciclo fumettistico sul “Winter Soldier” a firma Ed Brubaker e quello di “Nick Fury Vs. S.H.I.E.L.D.”

Paragonati spesso a quelli della concorrente DC Comics, i film della Marvel (soprattutto quelli rientranti nel cosiddetto ciclo “Avengers”) sono sempre stati tacciati di essere troppo fracassoni, imperniati più sugli effetti speciali che sull’approfondimento psicologico di tutti i vari personaggi, con la grossa pecca di far ruotare tutte le vicende soltanto intorno al protagonista (su questa linea sembra essersi inceppato soprattutto “Iron Man 3”).

Stavolta abbiamo un film che resta sì pirotecnico (talvolta anche poco credibile nonostante gli effetti speciali e le performance spettacolari degli stuntmen) ma che comunque dà eguale spazio a tutti i protagonisti di cui nessuno sembra relegato al ruolo di comprimario.

C’è da dire però che – complice forse la provenienza di Whedon dai telefilm – spesso il film risente di una ristrettezza dei panorami nella narrazione, sembrando a tratti un gigante trailer/videoclip.

“Capitan America: The Winter Soldier” è sicuramente un film godibile e spettacolare, sia per chi non conosce il personaggio a fumetti (e che quindi può cogliere l’occasione per avvicinarsi alle vicende su carta colorata) sia per l’appassionato meno integralista che finalmente vede sul grande schermo una vicenda all’altezza delle aspettative che rispetta, se non alla lettera, sicuramente lo spirito del Cap.

Eppoi…. Che grande emozione vedere finalmente il Cap che lancia e riprende con grande destrezza il suo letale ed indistruttibile scudo-boomerang!

Io sono uscito dal cinema canticchiando: “And Captain America throws his mighty shield….!”

di Riccardo Bruno