Capitello di Piazzolla di Nola: storia di uno straordinario ritrovamento

Quella del capitello imperiale di Piazzolla di Nola è una storia particolare: rinvenuto una prima volta negli anni ’80 durante i lavori per la realizzazione di una scuola tra Ottaviano e Nola in località Albertini, è stato per decenni nel deposito di un’azienda edile prima di essere trovato una “seconda volta” da un gruppo di cittadini animatori del Comitato Civico di Ottaviano e del blog “ottavianesi.it” (Gennaro Barbato, Marco Antonio Giorgio e Paola Castiglia) che ne segnalarono l’esistenza alla Soprintendenza dopo aver appreso, in occasione di una “passeggiata archeologica”, della sua esistenza e di quella di altri reperti.

Grazie alle ricerche coordinate dalla dott.ssa Caterina Cicirelli della Soprintendenza di Pompei, il capitello fu trovato nel deposito di un cantiere di Ottaviano: recuperato dai carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale e tenuto inizialmente sotto sequestro, è stato portato infine nel cortile del Museo Archeologico di Nola dove si trova dal Giugno del 2011.

Si tratta di un reperto di straordinaria importanza, come affermato da Giuseppe Vecchio, ispettore per l’area nolana della Soprintendenza Archeologica di Napoli: un frammento del peso di 400 chili, in marmo bianco, di tipo “composito”, costituito cioè da un kalathos corinzio con una corona di foglie d’acanto a cui si sovrappone un capitello ionico a quattro facce terminante superiormente con un abaco di nuovo corinzio.

La zona tra Piazzolla di Nola e Ottaviano è estremamente interessante dal punto di vista archeologico: in essa potrebbe essere localizzata la villa “apud Nolam” descritta da Tacito e Svetonio in cui perì nel 14 d.C. l’imperatore Cesare Ottaviano Augusto. Il capitello, dunque, potrebbe essere parte di un importantissimo edificio pubblico, forse un tempio, o addirittura della dimora del primo imperatore di Roma, di cui si cercano le tracce dagli anni ’30: si era convinti che tale costruzione potesse essere la villa dionisiaca Somma Vesuviana, scavata dal 2002 con i finanziamenti dell’Università di Tokyo, ma i depositi dell’eruzione del 472 d.C. fanno supporre che sia di impianto successivo al 79 d.C..

Sotto la scuola elementare in Via degli Albertini, insomma, c’è un edificio di grande importanza, forse quel simbolo solenne dell’impero romano la cui ricerca ossessionava il regime fascista, o forse un tempio fatto erigere dall’imperatore Tiberio per onorare il padre morto. Le ipotesi sono tante, una cosa è certa: senza i saggi di scavo nel cortile della scuola non si potrà mai fare luce su questo mistero.

di Francesco Servino