Caldoro si difende, “Non ci sto!”

Caos rifiuti: Caldoro non ci sta a pagare le colpe del comportamento “irresponsabile” della Lega Nord e dei boicottaggi messi in atto della camorra. Il Governatore della Campania è finito nel registro degli indagati con l’accusa di epidemia colposa, perché non avrebbe predisposto il trasferimento fuori provincia dei rifiuti di Napoli “pur avendone i poteri” (questa la tesi del pm Francesco Curcio). Caldoro è stato ascoltato in procura: le contestazioni gli vengono mosse in quanto il presidente della Regione è, per legge, considerato autorità sanitaria alla stregua dei sindaci nei casi di emergenza. Anche Sodano è stato interrogato, sulla mancata attuazione del piano intermedio per la gestione dei rifiuti concordato con il Governo. “Non ci sto, non ci sto, non ci sto” ha dichiarato il Governatore: “I cittadini devono sapere che le vere colpe e le responsabilità sono ben lontane dall’ente Regione”. Caldoro chiarisce il suo punto di vista sulla camorra e lancia un appello: “La camorra guadagna sulla crisi, sull’emergenza: alla camorra non interessa che il sistema funzioni. Quello che sta avvenendo a Napoli, come ha denunciato De Magistris, deve far scattare l’allarme. Questa crisi si risolve con l’aiuto di tutti: il Governo deve fare la sua parte”. “Caldoro è una persona perbene” spiega il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore, “sicuramente ha compreso che l’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto e non comporta alcun giudizio preventivo nei suoi confronti”. Dalla Provincia dice la sua anche Cesaro: “Comprendo l’amarezza di Stefano Caldoro, ma lo invito a rivedere alcune dure reazioni come la decisione da parte della Regione di abbandonare i tavoli istituzionali”. Secondo Cesaro, la Provincia si sarebbe fatta carico di oneri che istituzionalmente non le spettano, con conseguenti condizionamenti economici e di programmazione. Cesaro punta il dito contro le “strategie assolutamente di parte, a livello nazionale e a livello locale” che hanno rischiato e rischiano di compromettere piani d’azione molto complessi. Intanto nella città di Napoli diminuiscono i rifiuti in strada (siamo a circa 1500 tonnellate) e la raccolta prosegue 24 ore su 24, così come ordinato da De Magistris. Il problema principale restano i roghi, che stanno arrecando danni enormi: secondo i dati forniti dalla FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri), le patologie respiratorie tra i bambini napoletani sarebbero aumentate del 10-20% nell’ultimo mese, periodo in cui si è aggravata l’emergenza rifiuti in Campania. Il fenomeno sarebbe da attribuire alle sostanze tossiche sprigionate dai fuochi, in particolar modo alla diossina: asma, tosse, faringiti e bronchiti asmatiche, soprattutto nei bambini allergici, sono i problemi più comuni. Il Codacons ha deciso di presentare una denuncia contro gli esponenti leghisti che hanno deciso non votare il decreto in Consiglio dei Ministri, chiedendo alla Procura e al Tribunale apposito di indagare per concorso in omissione di atti dovuti ed epidemia colposa. A livello nazionale, i ministri La Russa e Prestigiacomo si dicono convinti che l’accordo con Bossi si troverà. E sui timori legati al commissariamento, il senatùr suggerisce di attribuire i poteri a De Magistris: “Così non scappa”, dice il leader del carroccio. Che ha aggiunto: “Il decreto è un imbroglio: noi i rifiuti di Napoli non li vogliamo. E’ una storia che non finisce: i napoletani li producono e ogni volta qualcuno deve prenderli. Berlusconi aveva risolto il problema ma i napoletani non l’hanno votato: hanno preferito votare uno che è convinto di risolvere la crisi senza discariche”. Intanto, come previsto dal piano regionale, sono partiti i lavori per l’allargamento di tutte le discariche presenti in Campania: i tecnici della SapNa sono al lavoro su Chiaiano, San Tammaro e Macchia Soprana. Terzigno è di nuovo sul piede di guerra: i cittadini esigono chiarimenti dalle amministrazioni e hanno ripreso a manifestare con cortei e striscioni. Secondo l’assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano, il trasferimento dei rifiuti fuori provincia è reso problematico proprio dall’impossibilità per Napoli di conferire rifiuti in Cava Sari, a causa dell’accordo firmato nello scorso autunno dai sindaci vesuviani con il premier Berlusconi.

di Francesco Servino