Calderoli col lanciafiamme!

Calano i rifiuti nella città di Napoli (1200 le tonnellate) ma le polemiche dei leghisti non accennano a diminuire: non contenti di aver votato contro il decreto che consente alla Campania accordi bilaterali con le regioni per il trasferimento dei rifiuti, i leghisti continuano nelle loro insulse polemiche che assumono toni penosi prima ancora che strumentali. Il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, evidentemente fin troppo abituato a semplificare, si propone come commissario per l’immondizia a Napoli: “Sì, ma con il lanciafiamme”, spiega il leghista “così libero le strade se non riesco a fare i termovalorizzatori”. E mostrando il tipico sprezzo del pericolo del popolo padano aggiunge: “Tutto quello che dovevo fare nella vita l’ho fatto e se i napoletani mi ammazzano non ho problemi”. Dichiarazioni che assumono un tono trucido e offensivo, proprio nel giorno in cui due militari della provincia di Napoli, il caporal maggiore Gaetano Tuccillo, 29 anni, di Pomigliano D’Arco e il parà Aniello Cerqua, di Somma Vesuviana, sono il primo caduto e il secondo rimasto ferito durante una missione in Afghanistan. Due persone che combattevano per uno Stato rappresentato da frivoli governanti che hanno deciso di ridurre Napoli e la Campania al Quarto Mondo. Somma  Vesuviana, un paese che è già stato martoriato dalle discariche, un paese che rientra nei piani della Provincia e della Regione e che potrebbe ancora una volta subire. “A Napoli ci vado armato e non porgo l’altra guancia” spiega il ministro “Vado lì e faccio i buchi e i termovalorizzatori: se arriva la camorra e spara, sparo anche io”. Poi il ministro si accorge della gaffe e tenta di fare marcia indietro: “Bisogna porre fine alle lacrime: la democrazia non si esporta con le armi”. Allora venga il signor Calderoli a Napoli a sfidare la camorra armato come Rambo: il popolo meridionale risolverebbe due problemi, sbarazzarsi della delinquenza e sbarazzarsi di lui. “Calderoli vuole fare il commissario dei rifiuti della Campania? Ben venga, così potrà toccare con mano il problema e ci dimostrerà cosa sa fare” dichiara il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, “E’ ora che oltre alle quote latte i leghisti si interessino di problemi più importanti per il paese. Gli sconsigliamo però l’uso del lanciafiamme: di roghi che sprigionano diossina a Napoli ne abbiamo fin troppi”. Secondo Borrelli, le lacrime versate dal senatore leghista per l’ennesima vittima napoletana in guerra all’estero sono chiaramente di coccodrillo: “i meridionali combattono e muoiono anche per i padani, che invece se ne fregano di prestare aiuto alla Campania per l’emergenza”. Da un comizio a Cassano Magnano, suo paese di origine, il leader del carroccio Umberto Bossi rincara la dose e se la prende con Napolitano: “Il presidente, da napoletano qual è, ha detto che il decreto non è sufficiente. La gente del Nord i rifiuti di Napoli non li vuole: i napoletani se li tengano. I comuni non virtuosi, che sono sempre quelli del Sud, non avranno appoggi dal Governo”. Come dichiarato ieri dal presidente della Repubblica, il decreto sui rifiuti non risponde alle attese e non è risolutivo: Napolitano auspica ulteriori interventi per il superamento di un’emergenza di rilievo nazionale attraverso una piena responsabilizzazione di tutte le istituzioni, insieme alle autorità locali della Campania. Ma la Lega aveva tutte le ragioni per votare contro il decreto, così come ha ragione ad insistere per l’apertura di discariche e di termovalorizzatori al Sud: la Campania è da anni lo sversatoio dei rifiuti industriali tossici provenienti dal Nord Italia e i leghisti si guardano bene dal rivolerli indietro. Il ciclo “virtuoso” dei rifiuti del Nord funziona grazie al traffico di rifiuti tossici nel meridione. In tutto questo, i parlamentari campani del PdL – alcuni dei quali indagati per gli scandali legati ai rifiuti – il coordinatore regionale del partito, Nicola Cosentino, il presidente della Provincia e deputato Cesaro, non muovono una critica o un’azione concreta contro la Lega, accettando sommessamente la situazione e analizzandone attentamente gli sviluppi, nella speranza  magari di trarne dei vantaggi. Ogni anno in Italia vengono prodotte 100 milioni di tonnellate di rifiuti industriali: di 30 milioni di tonnellate si perdono le tracce. Un milione e mezzo sono i rifiuti altamente pericolosi. Gran parte di essi provengono dal Nord e finiscono in Campania. La Lega non si impegna a risolvere l’emergenza in Campania perché ha tutto l’interesse a mantenerla viva. Intanto l’assessore regionale all’ambiente ha avviato i contatti  con le regioni Emilia Romagna, Toscana, Friuli, Marche, Puglia e Calabria. Il comune di Genova si è detto disponibile ad accogliere una quota rifiuti di 20mila tonnellate se ci sarà l’accordo con la Regione Liguria. Gli impianti nei quali vengono attualmente sversati i rifiuti sono quelli di Acerra, Chiaiano, Giugliano, Santa Maria Capua Vetere e Tufino. Dura la presa di posizione dell’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe: “La triste vicenda dei rifiuti di Napoli è una questione morale e il segno di una sconfitta che riguarda tutti. Non ci può essere risposta di fronte a chi continua a rifugiarsi nei proprio egoismi, non riesce a liberarsi da visioni settarie della realtà e da adito a polemiche. La condanna è nell’isolamento di posizioni inaccettabili, lontane da ogni ragionevole soglia di solidarietà umana e sociale”. Sepe si dice “deluso e amareggiato”, di fronte a una Napoli “umiliata e tradita nella sua dignità, nelle sue attese e nei suoi diritti”: “Di fronte al dramma che continua a vivere la città di Napoli e la provincia, ogni parola appare fuori posto. La Chiesa segnala un’urgenza: si faccia presto”. Napoli ha bisogno di poter guardare avanti e di recuperare una speranza che rischia anch’essa di restare sepolta sotto i cumuli di spazzatura, così com’è già accaduto per la Storia.

di Francesco Servino