Bce acquista titoli, Milano rifiata

L’ennesima apertura negativa dei mercati di mezza Europa aveva gettato gli investitori nel panico. Poi, a fine giornata, a Milano è tornato il sereno: Piazza Affari ha chiuso a +0,52%. Tra i titoli in maggiore rialzo, ovviamente, quelli degli istituti di credito: Banca Popolare di Milano (+7,82%), Banco Popolare +2,75%, Intesa San Paolo e Mediobanca (+1,16%), con la sola Unicredit che ha chiuso invariata rispetto alla vigilia. Forti acquisti su Saipem (+5,32%) e Parmalat (+4,94%) mentre i titoli automobilistici hanno recuperato solo in parte le perdite del giorno precedente: Fiat ha chiuso in aumento del 3,25%, Pirelli del 2,77%. In discesa Mediaset (-0,54%) e Atlantia (-0,73%), ma il listino è stato frenato soprattutto da tre titoli ad altissima capitalizzazione: Enel (-0,77%), Eni (-1,15%) e Telecom Italia, che ha ceduto l’1,89% finale sulla scia del calo del settore telecomunazioni in Europa. Lo spread tra i Btp e Bund è sceso a 280 punti, quello tra Bonos spagnoli e Bund a 268, grazie all’acquisto dei titoli da parte della Banca Centrale Europea. Trichet ora chiede al Governo italiano un’accelerazione delle misure contro deficit e debito: “Ciò che ci aspettiamo, è che i Governi facciano quello che noi consideriamo essere il loro lavoro, all’altezza delle loro responsabilità. Quello che noi chiediamo è che tutte le decisioni prese nell’incontro del 21 Luglio siano rese effettive il prima possibile”. La Cgil presenterà domani a Palazzo Chigi un piano strutturale di lotta all’evasione fiscale e al sommerso che prevede un’imposta sui grandi immobili e una ordinaria sulle grandi ricchezze, l’armonizzazione a livello europeo della tassazione sulle rendite finanziarie (cioè aumento dell’aliquota dal 12,5% al 20%), la riduzione dei costi della politica e l’aumento della tassa di successione per avviare un intervento di natura straordinaria per l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. Bene Londra, Parigi, Atene. In calo Francoforte e Madrid.  Bene Wall Street, con il Nasdaq che sale del 3,05% e il Dow Jones dell’1,66%: si attendono ora le decisioni della Fed sui tassi di interesse americani e quelle su un’eventuale terza iniezione di liquidità. Standard &  Poor’s, intanto, ha rotto gli indugi e nel week-end appena trascorso ha compiuto un passo storico: il downgrade degli USA, mai avvenuto in 70 anni di storia del rating, declassando il debito dello “Zio Sam” (il riferimento mondiale nel campo dell’economia) da AAA a AA+. E subito sono crollate le borse asiatiche, Tokyo a -1,68% e Hong Kong a -5,66% (la Cina è il primo creditore degli Stati Uniti). Introduciamo un nuovo termine, “volatilità”, equivalente tecnico della paura, misurata dall’indice Vix: lunedì è balzata al 50%, resta ancora su livelli di allarme. Tra le valute, l’euro chiude in calo ma resta sopra gli 1,42 dollari, mentre il franco svizzero, considerato un bene rifugio al pari dello yen, balza a nuovi livelli record, a dimostrazione che i mercati valutari restano scettici. Infine, sono in molti a chiedersi chi sia l’investitore “misterioso” che il mese scorso ha scommesso quasi un miliardo di dollari contro gli Stati Uniti sul taglio del rating AAA (eventualità data 10 a 1), guadagnando una vera e propria fortuna. Le voci che si susseguono, riportate dal Daily Mail, indicano il miliardario ottantenne George Soros, famoso come “l’uomo che mise in ginocchio la Banca d’Inghilterra”, come quasi sicuramente coinvolto nell’operazione.

di Francesco Servino