300 di Frank Miller sta per tornare

La Mondadori Comics pubblicherà a brevissimo una nuova edizione di uno dei capolavori di Frank Miller mentre la Warner Bros – in occasione dell’uscita del fumetto e del sequel cinematografico – riproporrà una nuova edizione in DVD e Blu-ray del film tratto dal fumetto.

“I nostri vecchi dicono che noi spartani discendiamo da Eracle stesso. L’impavido Leonida conferma la nostra discendenza. Il suo ruggito è lungo, possente e beffardo. Fissando la morte negli occhi – ride”.

Viene così rieditato il capolavoro che celebra il coraggio di un manipolo di 300 uomini, scelti tra i più forti e valorosi guerrieri spartani, che riuscì per ben tre giorni a fermare l’avanzata del poderoso esercito persiano comandato da Serse I, infliggendo grandi perdite al nemico nonostante l’enorme disparità delle forze in campo.

Nato originariamente come miniserie, “300” fu premiato agli Eisner Awards nel 1999 come “Migliore serie limitata”, contestualmente furono attribuiti i premi come “Migliore scrittore/artista” a Frank Miller e “Migliore colorazione” a Lynn Varley.

Il fumetto – da tempo introvabile sugli scaffali – verrà distribuito nuovamente nelle edicole, fumetterie e librerie a partire dal 28 Febbraio 2014 in un albo cartonato di 88 pagine in formato 30cm x 23cm, che sarà stampato naturalmente a colori su una nuova carta patinata opaca ad alto spessore.

Roberto Saviano disse a proposito di 300:

“300 è un gioiello, uno di quei capolavori che ascrivi alla grande letteratura. Miller racconta di uno scontro tra mondi, culture vicinissime per geografia e commerci, eppure poste a una distanza siderale l’una dall’altra”.

Al di là dell’impatto grafico (sicuramente di grande effetto) e della storia ben costruita, “300” ha suscitato fin dalla sua prima uscita negli States grandi polemiche che si sono trascinate per anni e che si sono raddoppiate con il film che ha reso ancora più stridenti certe incongruenze storiche e più intollerabili certe – supposte – prese di posizioni ideologiche da parte dell’autore.

Tra le molte inesattezze storiche: Miller minimizza la partecipazione degli Ateniesi alla vittoria contro i Persiani, sorvola sulla durezza del regime spartano (che sicuramente non combatteva per la libertà della Grecia quanto per i propri interessi) dipingendo quello di Sparta come un regime militare, duro ma equo quando invece era una vera e propria oligarchia schiavistica che aveva in poco conto il valore della vita degli schiavi o dei deformi.

Per quanto riguarda le ideologie, Frank Miller – ed anche il film che dalla sua opera è tratto – sono stati accusati di smorzare le tinte dell’imperialismo spartano e di trovarne quasi una giustificazione nel suo ruolo per la difesa della libertà greca se non europea, come se si volesse alludere ad un supposto analogo ruolo degli USA attuali.

300 è stato altresì accusato di razzismo quando l’armata persiana – presunta metafora dell’attuale Oriente – è stata dipinta come prodotto di popoli governati da un irrazionale e disordinato misticismo (vedasi la scena dei maghi che attaccano con le loro “magie”, in realtà poco più di fuochi di artificio) e che venerano un re come un Dio, contrapposti ai razionali Greci che con raziocinio militare sconfiggono un’armata enorme. Qui però le paranoie e la supponenza da “scontro di civiltà” post 11 Settembre, hanno giocato un ruolo notevole

Nel disprezzo giustificato verso Efialte – lo spartano deforme che, rifiutato da Leonida, alla fine tradisce la propria patria – si è voluta vedere una sorta di accettazione e giustificazione dell’eugenetica, paragonandola alla selezione razziale nazista.

Questi, e molti altri nodi di discussione, rendono “300” un’opera controversa, ma sicuramente interessante, che può essere vista in almeno tre modi : quale esempio di come un valido autore possa riattualizzare eventi e tematiche storiche anche lontanissime nel passato;  come monito che indica in quali pericoli si possa imbattere chi cerca di ricostruire il passato con gli occhi troppo fissi al presente; come segnale d’allarme che ci metta in guardia da chi vuole leggere a tutti i costi le opere  d’arte – anche quelle ambientate nel passato remoto  –  come ideologiche metafore dell’attualità.

di Riccardo Bruno